“Oggi, nella maggior parte dei paesi industrializzati,
la giovane madre porta avanti la gravidanza,
partorisce e cerca di curare bene il figlio da sola.
È una tragedia di proporzioni enormi”
Clarissa Pinkola Estés
Quando ho letto questa frase mi sono fermata un secondo per alzare gli occhi dal libro e prendermi il tempo di farla scendere nel cuore.
Le madri sono sole.
Siamo immersi in questo dramma.
È uno dei motori più potenti del mio lavoro che mi spinge ad andare nelle case e rinunciare alla “comodità” di un ambulatorio.
Possiamo considerare questa solitudine in modo trasversale, tocca temi ed aree ampie, diversissime tra loro. Solo qualche esempio.
Esiste una solitudine rispetto al fatto che molte donne sono lontane dalla loro famiglia di origine, si trovano quindi ad affrontare la maternità in un luogo dove non hanno qualcuno di “saggio” che le consigli e le sostenga in questo momento di passaggio. Anche senza per forza dire qualcosa, soltanto stare, con una presenza rassicurante e fiduciosa. Ancora di più per  le donne straniere che incontro, non sto parlando solo di migranti arrivate da stati in guerra e disagio economico, ma anche a chi magari ha trovato un compagno italiano e avrà un figlio immersa in una cultura che, per quanto vicina, non è la sua.
Diverse donne, lavorando fino a ridosso del termine, faticano a trovare spazi in cui fare cerchio con altre donne in attesa e conoscere compagne di viaggio. Molte donne non hanno amiche con cui condividere l’esperienza della gravidanza. Possiamo dire, più in generale, che siamo immersi in una cultura fatica a vedere le donne in gravidanza e, ancora di più, a posare lo sguardo sulle mamme con un neonato.
Chi racconta e si apre è già riuscita a lanciare un grido di aiuto…molte donne non hanno neanche più voce per farlo. Se ti senti sola non avere paura di chiamare. Stare dentro a questi racconti è estremamente doloroso. Dentro di me scatta una ribellione fortissima.
Chi mi conosce sa che sono una persona fiduciosa e ottimista, questo non significa ignorare la realtà o non desiderare affrontarla. Ho un’estrema fiducia nelle donne e nelle madri, nella loro capacità di essere delle ottime traghettatrici per i loro figli nell’avviarli alla vita. Sono fiduciosa nella resilienza e nella forza che una famiglia è in grado di esprimere quando è in difficoltà.
Tuttavia questa solitudine profonda, silenziosa e strisciante esiste, la tocco con mano.
È travestita da un sorriso stanco che risponde “va tutto bene”. In realtà proprio no.
Penserete che siamo spacciati?
Neanche per idea.
Esiste un rimedio a tutto questo.
Sono le relazioni di donne che stanno assieme ad altre donne.
Queste giovani madri hanno bisogno di trovare qualcuno che faccia loro da madre.
Che le accolga per quello che sono, senza giudizio, che curi le loro ferite, che le nutra e le sostenga.
Abbiamo bisogno di donne che siano tessitrici: donne che, con pazienza, intreccino trame per dare sicurezza al passo delle madri con i loro bambini.  Così, poco a poco, l’appoggio incerto di un piede di madre su un filo teso, potrà  trasformarsi in una corsa giocosa e rilassata su una grande rete, tesa dalle donne che le stanno accompagnando e sostenendo.
Se mi chiedete cosa facciamo al Melograno è esattamente questo. Siamo tessitrici.
“Siete nate da una madre sola
ma, se siete fortunate, ne avrete più di una.
E fra loro troverete quasi tutto ciò di cui avete bisogno”


Clarissa Pinkola Estés
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